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bdsm

BIGLAMORE...-Poker masters and slaves


di Strapps
14.02.2026    |    51    |    0 6.0
"Fra l’alcool che scorreva a fiumi le risate e l’eccitazione il pokerino si trasformò presto in un gioco eccitate e sporco di sesso con grossi cazzi neri che riempivano le nostre bocche e i..."
Tornai alla vita di prima, ma con qualche dubbio in più a seguito delle esperienze provate. Certo ero innamorato del mio master BigLamore e in pratica vivevo grazie ai soldi che mi caricava sulla carta di credito, abitavo in un appartamento di sua proprietà e lui pagava bollette e tutto il resto mentre a casa manteneva la sua famiglia, la moglie e i figli. Ero consapevole che se si fosse stufato di me, mi sarei ritrovato a New York senza un soldo e senza un lavoro. Inoltre pensavo spesso a Tif e Joi e soprattutto a Master Joe: mi ero preso una sbandata per lui: aveva tutto quello che mi attraeva in un blackmaster: grasso, ma con un fisico che in passato era stato atletico e ancora resisteva bene, dominante, sicuro di sé, ricchissimo e il suo carisma, la sua forza, oltre a renderlo sexy, metteva in ombra anche Big che quando era con master Joe dimostrava sempre una certa accondiscendenza, era sempre servizievole nei suoi confronti, era sempre d’accordo con lui e non lo contraddiceva mai. Insomma master Joe, oltre ad avere un cazzo più grosso di quello di Big, era più carismatico e una puttanella dall’indole servile e affamata di cazzo nero come me lo vedeva chiaramente, volevo frequentare di più master Joe, ma Biglamore mi teneva al guinzaglio letteralmente e mi controllava sempre, impensabile farmi avanti senza il suo consenso. Così continuavo a recitare il mio ruolo di amante dell’appartamento, servo del mio master a chiamata, cioè quando lui aveva voglia di me: quando non aveva impegni di lavoro o famigliari, sapeva di avere un buchetto bianco da riempire in città e una bocca calda dalla quale ricevere piacere. Tutto ciò mi piaceva, mi eccitava, era comodo anche, ma, quando ero solo e Big magari non veniva a trovarmi per settimane, non potevo non pensare ai miei amici e a master Joe.
Le giornate erano lunghe certe volte e la mia voglia di cazzo mi spingeva a masturbarmi spesso riguardano i video che Big faceva delle nostre serate.
Altrimenti passeggiavo per il quartiere, i miei caffè, i negozi di vestiti e altro, qualche volte andavo al cinema. Finivo per essere abbordato spesso da uomini, ma non mi azzardavo mai a cedere alle avances, primo perché ero di proprietà di Big e innamorato di lui, secondo perché Big mi controllava sempre, sapeva sempre dove ero e cosa facessi e certo non avrebbe tollerato che andassi con sconosciuti.
Quando, finalmente, decideva di venire da me, passavo ore eccitato a prepararmi e preparare la casa per il padrone di casa, mi facevo trovare in ginocchio davanti la porta, nudo, il suo calco nel culo, il collare pronto a soddisfare le sue voglie. Quasi sempre voleva scoparmi immediatamente o farsi svuotare le palle, ma ogni tanto gli andava di uscire a cena come una coppia qualunque. Al ristorante mi parlava per ore del lavoro, della moglie che odiava, della partite a poker, io ascoltavo e annuivo e ridevo alle sue battute come un’amante idiota che pendeva dalle sue labbra e interessato a tutte quelle storie che poi erano sempre le stesse, Big era ripetitivo e anche le battute e le storielle che raccontava erano sempre le stesse, io però facevo finta che fossero nuove e divertenti, ridevo come se le sentissi la prima volta. Dentro di me però fremevo di eccitazione, sapevo che finita la cena, sfogatosi e stancatosi di parlare e parlare avrebbe avuto voglia del mio culetto o della mia bocca calda sul suo cazzone nero e cercavo di eccitarlo toccandogli il pacco, le spalle, la pancia sexy e baciandolo in volto o in faccia, gli riempivo il bicchiere perché l’alcool lo spingesse all’azione e gli sussurravo all’orecchio che volevo leccargli le palle, succhiargli il cazzo oppure quante volte nei giorni precedenti mi ero masturbato pensando al suo affare nero e massiccio. Tutto ciò era vero, ma spesso esageravo anche per fare in modo che si desse una mossa e mi riportasse a casa per scoparmi. Il mio modo di fare, le mie moine, i mie palpeggiamenti, i miei baci alla fine funzionavano sempre, Big si eccitava, chiedeva il conto e faceva chiamare un taxi e correvamo alla nostra alcova.
Qui mi spogliavo ballando per lui che stava nudo sul letto o sul divano, quindi mi inginocchiavo davanti a lui e mi mettevo, finalmente, a succhiare le sue palle, a leccare il suo cazzone, a spompinarlo ben bene, ad adorare quel suo grosso affare nero e farmi riempire la gola di sperma caldo.



POKER

Un venerdì pomeriggio Big mi mandò un messaggio nel quale mi ordinava di prepararmi per un’uscita fuori: mi voleva ben in ordine, pulitissimo, depilato, profumato e tutto quanto. Eseguii quanto richiesto eccitato e lui arrivò verso le sei per farsi una doccia nel mio(suo)appartamento.
“Dove andiamo di bello Big questa sera?” chiesi mentre gli passavo la spugna con il bagnosciuma sulla schiena nera sotto la doccia.
“Poker da amici, saremo tre coppie…”
“Ma io non so neppure giocare a poker e…
mi arrivò una sberla sotto il getto dell’acqua.
“Punto primo non mi frega un cazzo se tu sai giocare o no, se a me va di giocare a poker va anche a te!”
“...sì, master...scusami…”
“Punto secondo tu non dovrai giocare, idiota, sarà solo una parte del gioco!” e rise forte mentre io, pieno di dubbi per quella precisazione, ma anche eccitato annuii e ripresi a insaponarlo, passando la spugna e le mie mani sulla sua schiena, sul collo, sulla grossa pancia, fra le gambe, nel solco del culo e poi mi dedicai ai suoi piedi.
Quando ebbe finito di fare la doccia Big volle controllare le mie rasature e la mia pelle. Passato il controllo scelse come mi sarei vestito: mutandine da donna rosa, gonna cortissima, maglietta larga bianca e nera e felpa rosa. Scarpe basse e un filo di trucco appena alle ciglia e lucidalabbra light. Lui indossò vestiti comodi da casa, tuta D&G, sneakers e un cappotto di pelle leggero.
“Adesso vieni qua!” e mi mise il collare con un grosso anello dorato, ci fissò la corda e la provò con qualche strattone, obbligandomi ad inginocchiarmi e poi farmi tornare su di scatto tirandola.
“Bravo! Sempre più veloce e pronto!”
“Grazie master!”
Scendemmo di sotto quando arrivò il nostro passaggio: Klark un tipo alto e pelato ma con grosse basette che andavano a formare una barbetta sale e pepe piuttosto sexy, che avevo incontrato qualche volta. Nell’auto c’era anche un giovane della mia età, Pim, biondiccio, vestito da donna e molto truccato, era seduto davanti con le mani legate in grembo, il collare fissato al polso di Klark.
“Ehi fratellone, come butta? Stasera ci divertiremo! Ho portato un paio di bottiglie di quelle buone e due casse di birra…”
“Lo faremo fratellino! Spettava a me pensare al cibo, ho fissato da quel fottuto di Chang, voglio sfinirmi di quei maledetti noodles piccanti che fa quella fuori di testa della moglie!”
“Da Chang sulla 120 e Bronx? Cazzo idea favolosa fratello! Amo quella merda unta cinese!”
Partimmo e Klark si diresse a sud verso il Bronx. Io non andavo mai in quella zona della città se non con Big, che però non la frequentava poi molto. In auto scambiai qualche parola con Pim per entrare in confidenza, veniva dal New Jersey e andava all’Università a Nord. Ci fermammo davanti ad un ristorante cinese con una grossa insegna luminosa gialla, non sembrava niente di che, ma tanto il cibo era solo per i nostri master. “Andiamo, scendi, scemo!” mi fece tirando il collare e trascinandomi fuori dall’auto. Tirando la corda mi fece entrare da Chang. Dentro l’ambiente era piuttosto spartano, con tutta una serie di tavoli e sedie che correvano lungo le due pareti. Seduti a mangiare solo gente di colore, per lo più giovani, uomini e donne. Quando ci videro entrare e notarono che Big mi teneva a guinzaglio tirandomi con forza per sottolineare bene la nostra condizione: lui il master black dominante, io lo schiavo bianco sottomesso, scoppiarono a ridere o a fischiare, qualche donna applaudì facendo segni osceni a Big. Lui si godette la passerella fino al bancone. Scandì il suo nome per l’ordine e un tipo cinese iniziò ad accatastare 4 box piatti davanti alla cassa. Big pagò sentendo gli occhi dei presenti tutti su di noi, fiero di sé e sorridente. Io ero intimorito e mi sentivo eccitato ed umiliato assieme.
“Ehi idiota! - mi urlò contro Big rifilandomi uno scapaccione che fece scoppiare altre risate dietro le nostre spalle - cosa aspetti? Prendi il cibo, cosa pensi che lo faccia io?”
“GIUSTO BRO’!!” urlò qualcuno. Così presi le box e tirato per il collo da Big uscimmo fra gli applausi di scherno e divertimento degli altri clienti.
Klark ripartì a razzo e dopo una decina di minuti giungemmo in un quartiere residenziale. Salimmo fino al decimo piano e ad aprirci c’era Georgy un omone sulla sessentina, grassissimo, stempiato ma con folti capelli bianchi ai lati, indossava un paio di pantaloni di pelle comodi e delle bretelle nere, ai capezzoli portava degli anelli piuttosto grossi. Accanto a lui un tizio sulla quarantina, Noj si presentò, che invece era piuttosto magro, pelle chiarissima coperta di tatuaggi molti dei quali rimandavano ai temi della supremazia Black. Noj era completamente rasato in testa e uno dei tatuaggi posto sopra era un grosso pene nero con le ali la cui cappella spuntava sulla fronte. Era legato con grosse cinghie al torace e anche le gambe erano legate, ma gli consentivano di muoversi sebbene lentamente.
“Ummm che profumino….roba di Chang scommetto, adoro quella merda cinese, spero tu ne abbia presa in abbondanza BigLamore!” disse Georgy.
“Puoi scommetterci bro!”
“Ed io ho pensato al bere!” fece Klark e mostrò le bottiglie
“Allora io direi che noi possiamo aprirne una mentre le due troiette qui preparano la tavola -ed indicò me e Pim- troverete tutto di là...mentre Noj ci farà rilassare…”
Così io e Pim ci mettemmo ad aprire i vari contenitori del cibo cinese, mettere il contenuto in ciotole e piatti, riscaldare certi cibi, apparecchiare e tutto quanto, mentre Noj fu liberato e si mise in ginocchio davanti ai tre che bevevano ad occuparsi dei loro piedi, baciandoli e massaggiandoli. Quando fu pronto servimmo la cena ai tre, ognuno di noi schiavi si occupava del proprio master, Noj faceva invece da sgabello umano ai grossi piedi di Georgy. Mangiarono di gusto tutto quel cibo piccante innaffiato con lattine di birra e con una bottiglia di rum invecchiato dodici anni, ridendo e scherzando, poi passarono nel salone a giocare a poker, noi schiavi stavamo in ginocchio attorno al tavolo mentre i nostri master giocavano e bevevano. All’inizio era una normale partita di poker con puntate di soldi, poi passarono ad altro: invece di soldi iniziarono a puntare i nostri corpi o i nostri servizi: prima scommisero gli indumenti che avevamo addosso: vestiti, mutandine, scarpe, quindi passarono a palpare con ruvidezza i nostri corpi, ficcare dita nei nostri culi, giochi-lesbo fra noi schiavi davanti all’occhio del vincitore, si sbizzarrivano in puntate di fantasia sempre più spinta. Ci ficcavano piedi in bocca da succhiare o grossi falli nel culo, Noj in questo era maestro indiscusso, poi dieci sculacciate o tre ceffoni allo schiavo di chi perdeva da parte del master di chi vinceva la mano oppure un pompino o una mano ficcata nel culo fino in fondo.Si divertivano un sacco e anche noi, era eccitante essere il premio che il nostro master offriva al vincitore, era eccitante sentire quelle mani sui nostri corpi, le mani affondare nella nostra pelle, essere usati e abusati, coperti di ridicolo e essere a servizio del vincitore sotto lo sguardo compiaciuto del proprio padrone. Col passare delle carte, dei punti, dei poker o dei “colore” o doppia coppia che batteva un bluff o viceversa, i nostri corpi nudi e bianchi passavano dalle braccia dei master, leccavamo, baciavamo, ci inginocchiavamo e prendevamo cazzi neri e grossi in faccia, in bocca, umiliati e asserviti, eccitati e felici che i nostri master si divertissero e ci trattassero a quel modo: tre schiavi bianchi offerti ai vizi e alle voglie di tre master neri. Fra l’alcool che scorreva a fiumi le risate e l’eccitazione il pokerino si trasformò presto in un gioco eccitate e sporco di sesso con grossi cazzi neri che riempivano le nostre bocche e i nostri culi. Mi ritrovai a succhiare le palle di Klark o a fare un pompino al cazzone grosso di Georgy, Pim fu scopato da Big sul tavolo in mezzo alle carte, Noj si prese in culo degli enormi falli di plastica perche Georgy aveva perso la mano contro Klark. Passavamo da un master all’altro, salivamo sopra i loro cazzi in tiro e venivamo cavalcati, ci tenevamo per mano e ci baciavamo fra noi mentre i nostri partner ridevano e godevano e bevevano e ci sculacciavano i culi. Alla fine ci ritrovammo a succhiare i cazzi passandoceli di bocca in bocca, in ginocchio, noi tre sotto i nostri tre master che ci tenevano la testa e poi ci sborravano addosso, seme caldo e massiccio che ci riempiva la faccia, la bocca, il corpo.








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